Le cose di dopo

Il Contest del FLA2020

Asintomatico

di Stefano Palumbo

Cammino per strada e la strada è deserta, serrande abbassate e un silenzio che strilla.
Le insegne sbiadite mi sbattono in faccia, il tempo è ormai fermo e la vita anche, rumori e colori un lontano ricordo, il mondo è grigio e le persone scure, per me tutto chiaro.
Mi è chiaro che è un sogno e che sto fantasticando, quello che conosco e che vivo ogni giorno è diverso, la città si sveglia cantando sotto la doccia e va a letto ballando sotto le stelle, la gente sorride e si abbraccia nelle piazze, si mangia insieme e si fa l'amore.
Cammino sempre più veloce e mi sembra di stare fermo, le vie e gli incroci si confondono in un labirinto di nulla, vuoto ed asettico.
Ma com'è possibile? Dove sono tutti? Che cazzo è successo?
La convinzione sia un sogno diventa sempre di più una speranza, non voglio vivere questo, non sono pronto a spegnere la musica, cambiare canzone d'accordo, lo accetto, abbassare il volume anche, però così è troppo, non so se riesco.
Animali sociali chiusi nelle gabbie, il circo moderno ed il collare stretto, uscire per fare i bisogni e tornare a casa, col guinzaglio corto.
Mi fermo a pensare e tutto è immobile, l'unico pop corn che saltava nella padella ero io, il criceto sulla ruota; ora tutto riposa, sono fermi anche gli alberi, non c'è un filo di vento e pian piano sento spegnersi la forza di andare avanti, come l'unica vela di una zattera in mezzo al mare quando c'é bonaccia, sola ed alla deriva.
Fa freddo e pioviccica, me ne accorgo solo ora, finalmente qualcosa di vero, né bello né brutto, soltanto reale.
Alzo gli occhi al cielo e mi lascio bagnare, apro la bocca come un bambino che per giocare cerca di bere la pioggia, quelle goccioline mi entrano dentro e mi calmano un po', effetto placebo.
Oggi piove, come pioveva ieri.
La pioggia lava via un po' della mia disillusione, cazzo, forse è tutto vero, mi do un pizzicotto e fa male, ma è male reale o lo sto immaginando?
Mi aggrappo a ricordi di mondi passati, cerco la normalità in ogni cosa, negli autobus che non passano e nei cestini della spazzatura, che trovo vuoti ed immacolati, fantascienza.
Continuo a chiedermi che realtà sia questa e cosa succede, quando un suono lontano mi sveglia. Lo seguo e ci spero, che tutto riparta, che il mondo stia solo scherzando, che sia tutta una festa a sorpresa.
Un gatto randagio sta sotto una macchina, mi guarda e si lamenta, mi avvicino per convincermi che non sia solo un miraggio, tra le dune di questa strada deserto.
È vero, c'è un gatto!
Quando penso di aver trovato la mia oasi di umanità, il gatto mi fissa negli occhi e poi scappa via..
Gli corro dietro senza pensarci due volte, non voglio rimanere di nuovo da solo come un titolo su un foglio bianco, rincorro quell'unico grido che rompe il silenzio assoluto.
Il micio, leggero e spedito saltella tra marciapiedi ed aiuole, sfrecciando sull'asfalto umido e cambiando direzione secondo l'istinto.
Io, lento e pesante faccio fatica a stargli dietro, sembra abbia fretta, anche se ogni tanto si ferma e mi guarda, soltanto un secondo, non so se per prendermi in giro o assicurarsi che lo stia seguendo. Aumenta il ritmo, svolta a destra, entra in un parco e poi gira l'angolo, lo perdo di vista, accelero il passo per ritrovarlo e perdo il controllo sul fondo bagnato, casco per terra.
Sono seduto per strada, zuppo e con un ginocchio sbucciato, in un mondo che non conosco, dovrei imprecare ma scoppio a ridere.
Sono passati vent'anni da quando le mie giornate erano così, all'avventura per strada, con un pallone ed altri bambini con cui giocare a rincorrersi.
Tornare a casa dopo ore sotto il diluvio con i pantaloni stracciati e le gambe piene di graffi.
E allora capisco che tutti gli ieri sono stati degli oggi, proprio come me che sono di nuovo per terra con le mani sporche di sangue ed asfalto e il jeans strappato.
Correvo cercando un domani diverso e sono inciampato nella verità.
La verità è che domani sarà esattamente come tutti gli ieri di merda in cui stavi per terra e ti lamentavi, sotto la pioggia con le mani sporche ma con il sorriso.
Il futuro migliore che cercavo correndo, l'ho trovato d'un tratto cadendo dentro un passato più che mai presente.
Il tempo ha provato a fermarsi e giocare con me ma io l'ho sconfitto, ha provato a spaventarmi ma io sto ridendo.
Più rido e più noto dettagli, la città si scuote e sparisce la nebbia, al secondo piano del palazzo che mi sta di fronte una signora si affaccia e stende i panni, lentamente, col movimento costante e ripetitivo di chi lo fa tutti i giorni, sento un rumore, a pochi metri si alza la serranda di un panificio, ne esce fuori odore di vita. Poi due bambini con i gelati in mano e una ragazza col cane, il suono lontano di un clacson, spuntano qua e là sfumature come fiori da terra. Un signore in bicicletta, avvolto da un giaccone blu, mi si ferma accanto.
"Tutto bene?"
Mi alzo in piedi e smetto di ridere "Ora si, grazie".
Ogni cosa torna al suo posto, il disco gira di nuovo e suona una musica bellissima, la più dolce delle ninne nanne.
Mi lascio andare e mi addorm.. Sveglio!
Suona la sveglia del telefono ed è un'altro giorno.

 

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